La casa di Giulia si trova nel centro storico di Faenza, proprio dietro al mio studio in Corso Garibaldi. Mi ha colpito fin dall’inizio, e ristrutturarla è stata per me una sfida e un’emozione ed oggi sono molto fiera del risultato ottenuto.
All’inizio pensavo che sarebbe stato complicato portare a termine il progetto per varie ragioni.
Giulia insegna all’Università di Toronto e durante le prime fasi di ristrutturazione, lavorando all’estero, non era quasi mai presente. A seguire il cantiere c’era sua madre, che si è occupata con grande impegno sia della gestione dei lavori sia di molte decisioni progettuali.
Mi chiedevo come avrei potuto progettare una casa che rispettasse davvero la personalità di Giulia consultandomi con lei così di rado. Mi era chiara solo una cosa: se Giulia avesse voluto un ambiente neutro e impersonale non avrebbe scelto me. I miei progetti, pur essendo tutti diversi hanno un tratto comune: raccontano le persone che li abitano.
Gli oggetti che propongo non sono semplici complementi d’arredo, ma la traduzione concreta del carattere e delle emozioni di chi vive gli spazi. Infatti, tutto è diventato più semplice quando finalmente abbiamo iniziato a incontrarci con regolarità.
Giulia ha qualche anno meno di me, ha viaggiato moltissimo, ha una una grande cultura e apertura mentale, e gli anni trascorsi all’estero hanno plasmato la sua sensibilità estetica. Il suo gusto mi ha subito ricordato quello di molti dei miei amici inglesi.
La sua casa è ampia ma particolare, infatti si sviluppa su tre livelli collegati da strette e ripide scale in legno. Una distribuzione degli spazi che richiama immediatamente le case vittoriane londinesi.
L’obiettivo comune non era quello di creare una casa “alla moda”, ma uno spazio accogliente, autentico e profondamente suo.
Hai presente La Bella e la Bestia? Lo specchio vanitoso, la tazzina impaziente, l’orologio burbero. Quando sono tornata da Giulia qualche settimana fa per fotografare il progetto, ho avuto la sensazione di entrare in una casa popolata da oggetti con una vita propria.
Da quando abbiamo iniziato la collaborazione il progetto si è man mano arricchito anche con pezzi dal forte valore affettivo: la lampada Medusa in vetro di Murano di suo padre, una piccola applique a forma di piattino che lei chiama affettuosamente “l’acquasantiera” e tanti altri oggetti curiosi, apparentemente senza alcun legame tra loro, ma capaci di raccontare la sua storia. Ci siamo persino divertite a immaginare i loro nomi e i loro caratteri.
Anche la valigia verde in soggiorno racconta qualcosa di lei. Non è un elemento fuori posto ma diventa il simbolo della sua vita, sempre in movimento, sospesa tra un continente e l’altro.
Ma entriamo nei dettagli.

La cucina
La cucina ha un’impronta classica. È realizzata in legno con ante a telaio: la venatura rimane visibile nonostante la laccatura azzurra e le maniglie sono pomelli in ceramica color avorio, coordinati con il lavabo in appoggio.
Per il frigorifero avevamo un sogno: l’iconico Smeg di Carrie Bradshaw in Sex and the City. Purtroppo lo spazio disponibile non era sufficiente, così abbiamo scelto un modello Severin, che mantiene un’estetica molto simile ma con dimensioni più compatte.
Il mobile non aveva cassetti. Ma allora, dove sistemare posate e tovaglie? La soluzione è stata progettare un modulo sospeso con piccoli cassetti affiancati da una vetrinetta Montana Furniture. Una scelta estremamente pratica ed esteticamente leggera.
Il rivestimento della cucina è forse la vera stella polare dell’intera casa.Giulia mi aveva mostrato fotografie di cucine rivestite con coloratissimi azulejos. Io le ho proposto una sfida: creare un collage unico e originale, utilizzando piastrelle di recupero di Ceramica Senio.
Su una base composta da piastrelle artigianali 10×10 cm, un formato classico che trasmette calore e autenticità, il progetto prende vita grazie alla reinterpretazione dei pezzi speciali: capitelli, matite, sigari, elementi normalmente utilizzati come semplici finiture che diventano qui i veri protagonisti della composizione.
Inseriti direttamente all’interno della posa, interrompono la superficie piana e costruiscono una trama ricca di rilievi, dettagli e profondità, che invita persino al tatto. Il risultato è un paraschizzi che supera la funzione tecnica e diventa una parete scultorea, una vera opera d’arte d’arredo.





Lo studio
Lo studio occupa la mansarda ed è raggiungibile attraverso una stretta scala in legno.
È una stanza lunga e stretta, che si affaccia sulla camera da letto sottostante. Qui Giulia studia, fa ricerca e si concede momenti di relax.
Lungo la parete più bassa ho progettato una libreria Montana Furniture in due colori, affiancata da un piccolo angolo lettura con la poltrona Alky di Anonima Castelli, rivestita in velluto, e dalla lampada da terra Matin di Hay, presente anche nella zona giorno.
Molti arredi devono ancora arrivare, ma saranno tutti pezzi di recupero. Tra questi la libreria Bookworm di Kartell, ereditata dal padre, e una scrivania vintage che stiamo ancora cercando.





La camera da letto
La camera si trova al secondo piano e ha una caratteristica davvero particolare: non possiede un vero soffitto. È direttamente il tetto con travi a vista che funge da soffitto, a oltre quattro metri di altezza.
Un armadio tradizionale avrebbe creato un volume pesante e poco armonioso, visibile anche dalla mansarda/studio. Per questo abbiamo scelto il nuovo sistema di armadi Montana: moduli componibili con ante e cassetti di altezze differenti che si collocano a metà strada tra un armadio e una cassettiera.
Lo spazio contenitivo non è enorme e probabilmente non sarebbe sufficiente per una famiglia, ma è perfetto per lo stile di vita di Giulia. I comodini coloratissimi appartengono alla serie limitata KIMPOP di Montana Furniture, mentre le lampade sono di Hay. Il letto, invece, è un semplice tatami in stile giapponese acquistato direttamente dal brand Karup.





La zona giorno
Nessun televisore. Al suo posto, una grande libreria Montana Furniture piena di libri e di colore.
All’ingresso trovano posto uno svuotatasche e una scarpiera sospesa, mentre il soggiorno ruota attorno al divano.
Giulia ha scelto uno dei miei pezzi preferiti: il divano Amanta, riproposto da Hay e presentato alla Copenhagen Design Week del 2025. Un progetto originale firmato da Mario Bellini che continua a essere incredibilmente contemporaneo.
Il tavolino Kofi sembra uscito da una villa modernista di metà Novecento: linee essenziali, legno e vetro in perfetto equilibrio.
Le sedie sono le intramontabili Rey Chair in rovere, mentre il tavolo rotondo di Montana Furniture, con piano in linoleum, unisce semplicità estetica e grande praticità d’uso. Mancano ancora alcuni dettagli ad esempio le tende, che ho già immaginato e un carrello per le bevande.





Ma non c’è fretta.
Con Giulia continuiamo a progettare questa casa un dettaglio alla volta. Ogni semestre, quando torna dal Canada, aggiungiamo un nuovo tassello. Preferiamo prenderci il tempo necessario per scegliere bene, perché le case più riuscite non sono mai quelle finite in fretta, ma quelle che crescono insieme alle persone che le abitano.
Guarda com’era prima…


