I confini tra casa, luogo in cui fermarsi a mangiare o bere qualcosa, ambiente di lavoro, retail stanno diventando sempre più labili.
Nascono così spazi accoglienti e flessibili, capaci di adattarsi a usi diversi e farci sentire, anche quando siamo lontani da casa, in un luogo familiare.
È da questa riflessione che nasce Anma, il ristorante che ho progettato insieme al co-titolare Matteo nel centro storico di Faenza. Un progetto in cui ho cercato di costruire un’atmosfera capace di trasformarsi a seconda delle esigenze di chi la abita, attraverso tre ambienti con identità diverse ma tra loro complementari.
Anma si sviluppa infatti su tre sale.
La prima è pensata per stupire.
Al centro dello spazio, una cucina a vista lunga sei metri, interamente in acciaio, diventa il fulcro visivo del ristorante. Intorno, luci e tavolini dal design contemporaneo ne accentuano il carattere deciso e quasi scenografico.
La seconda è pensata per funzionare.
È lo spazio più essenziale e quotidiano, dove tavoli e sedie in legno introducono il cliente in una dimensione più calda e rassicurante. Un ambiente progettato per accompagnare il ritmo del servizio e lasciare che siano la convivialità e il cibo a diventare protagonisti.
La terza, invece, è pensata per coccolare.
È uno spazio flessibile e informale, dove i tavoli azzurri possono essere accostati fino a creare un unico grande tavolo di condivisione, pensato per feste e occasioni conviviali. Le sedie pieghevoli in metallo e una consolle dedicata alla musica completano un ambiente che può trasformarsi facilmente, seguendo le esigenze e l’energia di chi lo sceglie.
Credo che i luoghi che ricordiamo siano il risultato di scelte progettuali studiate fin nei minimi dettagli.
Dalle superfici che tocchiamo ai colori, dalle texture alla luce, fino ai più piccoli particolari, ogni scelta contribuisce a definire l’atmosfera di uno spazio e, soprattutto, il modo in cui lo percepiamo.
Con Anma l’obiettivo era proprio questo: creare un ambiente capace di rimanere impresso nella memoria, non solo per come appare, ma soprattutto per le esperienze che riesce ad accogliere.