“Qui dentro ci sono tutti i pezzi di arredamento che amo”: è il commento ricorrente sotto le foto di questo progetto di tendenza, ma non convenzionale.

Matteo e Giorgia mi hanno chiesto di disegnare gli interni della loro casa quando il cantiere era già iniziato. In origine era un magazzino: soffitti altissimi, una grande zona giorno open space dalla quale partono due scale ai lati opposti. La prima, in cucina, conduce alla zona notte delle bambine; la seconda porta alla camera padronale con bagno en suite.

L’architetto aveva già impostato gli spazi. La cucina, enorme, avrebbe dovuto occupare le pareti a L e nascondere la scala. Il mio compito era seguire quel disegno e sviluppare l’esecutivo del mobile. Ma quella soluzione non funzionava nella mia visione.

Secondo Bruno Munari, gli oggetti che abitano le nostre case plasmano il nostro stile di vita. Io volevo creare uno spazio vivo: arredi mobili, capaci di modificare l’uso delle stanze seguendo il ritmo della giornata. Configurazioni fluide. Non volevo nascondere la scala, ma trasformarla in una feature, in una scultura. Matteo e Giorgia si sono innamorati di questa proposta e così è iniziata la nostra collaborazione.

Il brief era chiaro: una scatola grigia, pulita, ordinata, eterna. Gli accessori avrebbero introdotto le macchie di colore.

Il primo colore scelto è stato il verde: verde il tavolo triangolare Ripa,  verde l’ armadio nella nicchia per soprabiti e scarpe, e persino verde il water Trone nel bagno degli ospiti al piano terra.

La cucina è la vera protagonista dello spazio, l’elemento  che cattura piu’ di tutti l’attenzione: a  parete,  tutta in acciaio, senza pensili, firmata Very Simple Kitchen. Frigorifero e credenza sono nascosti dentro ad alti armadi grigi come la parete. 

Al centro della stanza, un grande tavolo in resina dalla forma organica e curva addolcisce le linee dell’architettura. È un elemento neutro, estremamente pratico nella routine quotidiana della famiglia. Le sedie (Please Wait to be Seated) sono in legno, in una tonalità sospesa tra il senape e il lime: un colore acido che spezza la monocromia.

Nella zona living gli elementi sono pochi e mirati: un divano modulare a isola, grigio scuro, in velluto leggermente cangiante. Nonostante la tonalità intensa, il tessuto riflette la luce in modo morbido e rende l’atmosfera sorprendentemente accogliente. I tavoli triangolari di Marco Ripa sono cinque: due diventano consolle, tre si trasformano in scrivanie per lo smart working e, all’occorrenza, si uniscono come un tangram per formare un lungo tavolo per cene con tanti amici. 

Le scale sono elementi di leggerezza: sottili lamiere piegate formano i gradini, con i supporti volutamente lasciati a vista. Una delle due  si sviluppa ad angolo; per questa ho optato un gioco di pieni e vuoti, realizzando i primi due gradini in cemento rivestito in resina, come se fossero un’estensione naturale del pavimento.

Al primo piano si apre un lungo corridoio utilizzato come guardaroba. Grazie al sistema modulare Caccaro ho progettato una “parete- armadi” composta interamente da ante battenti push-to-open: tre di queste celano gli ingressi alle camerette e al bagno delle bambine.

I bagni sono scatole grigie – il colore è concentrato nel mobile lavabo: rosa bubblegum nel bagno delle bambine, burro in quello dei genitori. 

In che cosa sta l’unicità di questa casa? 

Nella qualità , funzionalità e bellezza degli arredi e nell’armonia cromatica che permetterà di arricchirla nel tempo con nuovi componenti senza mai creare dissonanze. 

Un playground eternamente cool.